Direttore Valter Vecellio. 1 year 7 weeks ago

L'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e la mutazione necessaria ad invertire la rotta

Barack Obama intervenuto al vertice di Parigi sul clima aveva detto che "un accordo per limitare i cambiamenti climatici tra quasi 200 nazioni è difficile" ma che si "attende risultati grandiosi dal vertice". Nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 2015, dopo trattative durate due settimane e un voto finale in serata, è stato sottoscritto un accordo "storico", che prevede nuovi limiti e meccanismi di controllo per le emissioni di Co2. Patto mondiale per salvare la terra, titola La Stampa, ma a legger meglio si scopre che per questo accordo c'è da plaudere ma anche da restare delusi.
Nel suo viaggio in Africa, Papa Bergoglio è stato molto chiaro ed ha parlato esplicitamente di vero e proprio "rischio di suicido ecologico" legando il tema dell'ambiente a quello dello sviluppo storico-antropologico della nostra società moderna. Il Santo Padre va in Africa e, da lì, dalle periferie del mondo, denuncia che dobbiamo cambiare il modello di sviluppo.

L'accordo sul clima adesso c'è ed è un accordo ambizioso, quello che però manca è l'indicazione dei tempi entro i quali si dovranno realizzare le emissioni di Co2 e, soprattuto, mancano le sanzioni per i paesi membri che eventualmente lo violeranno.
Ma ciò che è peggio è che lo Stato controllato sarà anche controllore di se stesso. Il rispetto dell'accordo, infatti, non sarà affidato ad un organismo scientifico internazionale e terzo, quindi, rispetto ai paesi controllati, ma sarà affidato, singolarmente, a ciascuno dei paesi firmatari dell'accordo stesso. Il controllato, quindi, avrà di fatto funzioni di controllore e non avrà nessun interesse a denunciare all'Onu il mancato rispetto dell'accordo. D'altronde, notano commentatori esperti, sarebbe stato difficile far sottoscrivere a paesi come la Cina è la Russia un accordo diverso che avesse previsto controlli esterni di organismi internazionali.

Fin qui la cronaca, ma l'esigenza è quella di modificare radicalmente e globalmente un modello di sviluppo incentrato sul consumo di suolo e la dissipazione incontrollata di risorse come l'acqua e l'aria. Oltre che per l'abolizione dell'ergastolo e della pena di morte, c'è un altro filone in cui le strade del Partito Radicale e quelle di Papa Francesco si incontrano.
Nell'enciclica Laudata sii, la terra, la nostra "casa comune" viene vista da Papà Francesco "come una sorella con la quale condividiamo l'esistenza". Una sorella che, scrive, "protesta per il male che le provochiamo, a causa dell'uso irresponsabile e dall'abuso dei beni che Dio ha posto in lei".

Francesco ci ricorda che "noi stessi siamo fatti di terra", che "il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria e quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora" e che "niente di questo mondo ci risulta indifferente".
Davanti al deterioramento globale con l'enciclica Francesco si rivolge non solo ai governanti del pianeta ma "a ogni persona che abita il pianeta" perché i cambiamenti climatici, i conseguenti disastri idrogeologici, le alluvioni riguardano i popoli tutti. E - radicalmente - mette in dubbio l'attuale modello di sviluppo incentrato tutto sul consumo di suolo, sul consumo di risorse del pianeta, sul consumo di materie ed energia che produce inquinamento "dell'aria che ci dà respiro e dell'acqua che ci vivifica e ci ristora".

Già Paolo VI - nota lo stesso Bergoglio - si era riferito alla problematica ecologica come "crisi" che è "conseguenza drammatica" dell'attività incontrollata dall'essere umano. Nel terzo capitolo dell'enciclica Francesco spiega che "a nulla ci servirà descrivere i sintomi, se non riconosciamo le radici umane della crisi ecologica".
Purtroppo, all'Onu non esiste una politica unita delle nazioni né un vero organismo sovra-nazionale in grado di far rispettare un accordo che porta gli interessi di tutti e non di singole parti, di singole nazioni, o peggio, di lobbies.

Bergoglio cita Benedetto XVI che, in Caritas in veritate, scrive: "Ogni lesione della solidarietà e dell'amicizia civica provoca danni ambientali". Per Bergoglio ecologia, economia e società sono in strettissima "relazione" e "anche lo stato di salute delle istituzioni della società comporta conseguenze dell'ambiente e per la qualità della vita umana".
Una visione olistica, globale, della problematica ecologica molto "radicale", simile cioè alla strada ripercorsa nel documento sui limiti dello sviluppo tracciati da Aurelio Peccei e dal Club di Roma nel '79 e che, con un documento presentato al World Urban Forum dell'Onu nel2012, il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito ha fatto propria.

Secondo Jürgen Renn, direttore dell’Istituto per la Storia della Scienza di Berlino, viviamo in un'era che chiama Antropocene. Un'era geologica in cui “più del 75% della superficie terreste non ricoperta da ghiaccio è stata trasformata dall’uomo". Un’era in cui "la natura incontaminata non esiste più” perché, spiega, "abbiamo creato cambiamenti irreversibili, consumando le risorse naturali, liberando materiale radioattivo, alterando la biosfera e l’atmosfera".

Renn non è il solo a parlare di “Antropocene” e di modello di sviluppo non più sostenibile. Nel 2012, durante il 6° World Urban Forum, come detto, il Partito Radicale Nonviolento Transazionale e Transpartito presentò una relazione redatta dal Professor Aldo Loris Rossi, in cui già allora si parlava di Antropocene come minaccia alla sopravvivenza del pianeta. In quel documento si denunciava che “il depauperamento delle risorse naturali, legato alla crescita senza sosta, rischia o minaccia la sopravvivenza del pianeta”. Un “manifesto” ecologista mondiale.

Le patologie identificate come "segno di un’impronta ecologica non più trascurabile" sono: l'esplosione della bomba demografica; l’espansione permanente delle mega-cities e delle galassie megalopolitane; l’onnipotente sviluppo post-industriale, la globalizzazione mercatista e il controllo planetario delle risorse; la mutazione genetica post-fordista della produzione, della società, della metropoli; la globalizzazione di infrastrutture, mercati e sistemi urbani in un’unica weltstadt “infinita e senza forma”; l’impronta ecologica della città planetaria oltre i limiti della natura; la distruzione progressiva del patrimonio storico e delle comunità tardo-antiche; il consumismo come acceleratore esponenziale della produzione; l’apogeo e il tramonto dell’era dei combustibili fossili e il conflitto per il dominio mondiale delle energie; la crescita vertiginosa di rifiuti, inquinamento e effetto serra: l’ecocidio planetario; l’auto referenzialità dell’architettura nella società consumistico.

E nel documento si denuncia come tali “patologie” siano ormai “giunte a un livello di pericolosità" tale da minacciare la stessa sopravvivenza del pianeta! Si parla poi esplicitamente di necessità di una “nuova alleanza” con la natura spiegando che, “se si vuole liberare la modernità da i suoi disastrosi inconvenienti, ormai insostenibili, occorre con urgenza una strategia alternativa capace di perseguire” a livello globale, il “disinnesco della bomba demografica”, “la rifondazione del modello di sviluppo come sintesi di economia e ecologia”, “la città dell’era solare (Eliopolis) e delle energie rinnovabili: la riconversione dell’habitat planetario” e “la nuova civiltà entropica del riciclaggio, del controllo dell’inquinamento e dell’effetto serra”. Una mutazione radicale del modello di sviluppo urgente e necessaria per invertire la rotta e di cui oggi parla il Santo Padre.

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