Direttore Valter Vecellio. 1 year 12 weeks ago
Cristiano Lorenzo Kustermann

La favola della città megalopolitana di Monterotondo capitale. Prima puntata

C’era una volta un villaggio i cui abitanti maschi, con la scusa di organizzare una festa, per mettere su famiglia e popolare il villaggio facendone una città, rapirono le femmine dei villaggi vicini. Fu il ratto delle Sabine. Poi fu guerra e poi fu pace. Tanto che il secondo re di quella nuova città fu sabino.
Secoli dopo i sabini si ripresero la rivincita.

V’era infatti al Tempo della Misericordia un Regno di area vasta, addirittura metropolitano, anzi ‘megalopolitano’ (la Città Megalopolitana di Amor Capitale, che – sia chiaro - non ha nulla a che vedere con Roma o con la Città metropolitana di Roma Capitale!) in cui, durante l’interregno del Re di Eretum (una località di fantasia che ci piace immaginare vicina a Monterotondo, che solo per comodità e solo nel titolo ci piace confondere con la ben più rinomata e celebrata Monterotondo, ma che non ha assolutamente nulla a che spartire con l’odierna Monterotondo!) apertosi dopo la penosa caduta del Re di Marino, un dirigente sempre di Eretum, già condannato definitivo per violenza sessuale aggravata dall’aver compiuto il misfatto in Comune da pubblico ufficiale e ciononostante promosso dal Re dei Mini-Zingari vicedirettore generale con aumento stipendiale fisso alla faccia dell’art. 323 del codice penale essendo l’uomo degli appalti anche senza gara alle coop rosse, presidiava da solo un gratta-grattacielo. Il torrione era occupato in comodato gratuito dal Regno Megalopolitano in attesa di rinforzi e dell’acquisto definitivo, immobile costruito con DIA in area di esondazione R4 con stabilità condizionata al mantenimento del livello della falda idrica e sorto su edifici archeologici dal perimetro integro scavati stratigraficamente con 4 ruspe e fatti allagare per far cancellare eventuali pitture parietali e mosaici pavimentali, con le estesissime aree interrate valutate al metroquadro il 50% del fuoriterra (il che va bene se parliamo di un box di un appartamento, non di hangar giganteschi e senza un tramezzo!).
Questo dirigente eretino si era già distinto sul campo in quanto sotto i suoi occhi e la sua responsabilità nel cortile del Palazzo Reale dirigeva i lavori di spostamento di 4 statue quando, male imbracato, si schiantò in mille pezzi un Marco Aurelio del III dopo Cristo, sotto gli occhi di un Praefectus Urbi che rimase zitto, e fu subito promosso in Parlamento. Lo stesso eretino era responsabile della sicurezza sui luoghi di lavoro quando, dirigendo una ristrutturazione a Palazzo, fu immortalata su Libero una impalcatura con operai a dieci metri dal suolo senza casco. Anche il Praefectus Urbi et Orbo di turno ebbe le sue promozioni. In entrambi i casi la merdocrazia imperante agevolò la carriera dell’eretino fino alla suddetta promozione. Ma torniamo al torrione!

Il gratta-grattacielo era così alto da esser visibile perfino da sopra le grosse pigne della pineta di Piazzale Clodio. Se non fosse che la mitica nebbia Megalopolitana emanata dal fantasma del Porto di Ripetta, e il daltonismo imperante degli addetti alla pineta, impedivano la visualizzazione.
Per costruire la torre di 27 piani fu ipotecato quasi tutto il patrimonio del Regno provinciale fatto di storici palazzi e numerosi appartamenti. L’incarico di far fruttare gli immobili da vendere fu affidato naturalmente a un soggetto totalmente disinteressato: il venditore stesso del grattacielo! Eppure nella città ormai divenuta Megalopoli erano state espropriate appositamente in area davvero baricentrica le aree per la nuova Mega-Torre lungo la Via per Tibur, al punto che i privati espropriati iniziarono a vincere le cause per gli espropri inutili subiti.
La ditta che curò il trasloco al gratta-grattacielo era naturalmente di Eretum.

D’altronde, grazie a un’interpretazione della legislazione data dal Segretario nominato dal Re di Marino e rimasto in sella dopo la sua caduta [avallata sulla Gazzetta di Caltagirone dall’autorevolissimo arcangelo Praefectus Urbi che a suo tempo aveva caldeggiato la nomina del capo-poliziotto megalopolitano (civile nominato a tale incarico dal Re dei Mini-Zingari nonostante non abilitato ad usare l’arma in servizio e benché fosse già bicondannato per droga - ma non per disobbedienza civile - ed assegni a vuoto, al punto che aveva dovuto cambiare cognome) a capo della struttura di detenzione per gli extracomunitari di Trinacria, in seguito risultata fruttuosissima e in mano a pseudomafiosi all’amatriciana] i dieci senatori del capoluogo decaduti nell’Assemblea metropolitana di Amor erano stati sostituiti da dieci Reucci dei Regni limitrofi. Ciò era avvenuto oltretutto colla presenza in aula e il voto favorevole al subentro di solo metà dei componenti del collegio, col voto determinante del Re di Eretum, in contrasto con statuto, regolamento e con pronunce giurisprudenziali del massimo livello che coinvolgono anche i subentranti nel calcolo del quorum strutturale. Col risultato che il Regno di Eretum aveva conquistato nell’Assemblea dei Re metropolitani addirittura la maggioranza relativa con 3 Consiglieri su 24 Zombi.
Senza rappresentanza del capoluogo i dialetti dei Regni rappresentati nell’Assemblea erano reciprocamente incomprensibili. Vi fu chi ricordò la mitica Torre di Babele! Proprio sulla Mega-Torre sarebbe stato chiamato a deliberare il collegio monco.

L’interpretazione alternativa e più democratica, quella di sciogliere e commissariare l’Assemblea in virtù del rinvio alla disciplina provinciale contenuta nella stessa legge Dellacloaca, era stata scartata perché troppo vicina alla Magna Charta da cesso monovelo della Repubblica delle Banane italiote.
D’altronde Eretum già in passato aveva raggiunto ottimi risultati con la nomina a rappresentante delegato del Re dei Mini-Zingari metropolitani di un rappresentante di Eretum per partecipare ai campionati mondiali di calcio-robot con missione pagata dal contribuente a Singapore e Istanbul. Lo stesso delegato era poi l’unico su 18 rinviati a giudizio dei cavalieri provinciali per assunzioni fasulle – senza calcolare il Re dei Mini-Zingari -  ad essere stato processato e assolto dal Tribunale speciale (in quanto il luogo del reato si è ritenuto fosse dove sarebbe avvenuta l’assunzione fasulla e truffaldina – ma se era fasulla non è mai avvenuta - e non il luogo in cui fu prodotta l’ipotetica falsa dichiarazione di avvenuta assunzione per scroccare profumatissimi rimborsi pubblici delle assenze lavorative), essendo stato assunto dai suoi stessi fratelli. Per gli altri 17 provvide la Santissima Prescrizione.

Dunque in questa fantomatica Città Megalopolitana di Amor nessun eletto del capoluogo sedeva né in Consiglio né al governo… (forse continua…).

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