Direttore Valter Vecellio. 1 year 8 weeks ago

Ignorato il congresso di Nessuno Tocchi Caino. Cari colleghi, vi siete persi qualcosa...

Se un giornalista è un tipo che scribacchia qualcosa pur di non lavorare, come dice Luigi Barzini, va bene, non ne parliamo più. Se un giornalista è suole consumate, taccuini riempiti d'appunti, curiosità' e voglia di conoscere storie per poterle raccontare, allora due parole van pur dette.

Accade questo. "Nessuno tocchi Caino", benemerita associazione di ispirazione radicale, che si batte contro la pena di morte nel mondo e ha conseguito un indubbio successo (che l'Onu approvasse a larga maggioranza una moratoria delle esecuzioni, primo passo contro la totale abolizione), decide di tenere il suo congresso. Dove? Nel carcere milanese di Opera, dove c'è appunto la massima concentrazione di Caini. Opera è zeppa di ergastolani: ergastolo ostativo: quello fine pena mai, sempre, quello più duro. Nessuna possibilità di recupero, per chi ne ha fatte tante, troppe. Niente permessi, niente benefici, nulla. Si entra vivi, si esce morti. Finché non si è morti, si è sepolti. Sepolti vivi. Non si esce neppure se uno è talmente malato che lo fanno evadere a pezzi: prima gli amputano un dito, poi una mano, poi un piede, a rate...Questi Caini ti raccontano le loro storie, i loro "percorsi", da dove sono partiti, come sono arrivati dove sono. Non hanno motivo di sperare, si esprimono in modo a approssimativo. Non ti chiedono di dimenticare quello che hanno fatto, lo sanno perché sono lì, ti dicono anche che non chiedono favori, clemenza, pietà; ti chiedono, questo sì, una briciola di dignità. Magari loro non si sono sognati neppure un istante di averla per le vittime di cui sono stati i carnefici, ma non e' un buon motivo, questo perché sia loro negata. Noi non siamo come loro, noi siamo "altro", siamo i civili. E però noi che siamo "altro", che siamo i civili, ci si comporta, nei fatti, come loro... C'è di che pensare...

C'è di che pensare quando, in quel congresso che si svolge dentro il carcere, interviene un magistrato, Santi Consolo, che è anche il responsabile del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. Il capo delle carceri, insomma; che dice, Consolo? Che l'ergastolo ostativo è una barbarie, che l'ergastolo va abolito...lui lo dice? Si, proprio lui. Lo dice anche un apprezzato giurista, è presidente emerito della Corte Costituzionale, è stato ministro della Giustizia con il governo di Romano Prodi. Si chiama Giovanni Maria Flick. Dice che un tempo era favorevole al fine pena mai. Ora si è convinto che è una pena barbara, inutile. Va abolita. Rivendica anche per i Caini il diritto alla dignità. Un messaggio arriva dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Anche lui, giurista; anche lui alle spalle un'esperienza alla Corte Costituzionale. Il fratello Piersanti gli è morto tra le braccia, ucciso dalla mafia. Chissà lì a Opera c'è anche qualcuno degli assassini del fratello, qualche loro complice... anche Mattarella come Flick, come Consolo...che sta succedendo lì a Opera? Non sono notizie? Non c'è di che scriverne, dibattere, confrontarsi, ragionare, ascoltare le ragioni del Si, del No, se ci sono alternative, di che tipo, se e come praticabili?

Non si chiede di parlare di Marco Pannella, di Rita Bernardini, di Sergio D’Elia, di Elisabetta Zamparutti, di tutti gli altri. Di tutti loro continuate a fregarvene come avete sempre fatto, come continuerete a fare.
Si sono fatti tre nomi: Sergio Mattarella, Giovanni Maria Flick, Santi Consolo; e di una realtà, quegli ergastolani. Proprio quelli lì, i mafiosi, i camorristi, i ‘ndranghetisti… Non sono “notizie”, “notizia”?

No. Avete detto No. Avete detto che la “notizia” sono i mille cani che mordono il sedere del postino, non il postino che morde il sedere di mille cani. Per questo avete taciuto, avete voltato la testa? La "notizia", le "notizie" c'erano tutte, interessanti, sorprendenti...nessuno di voi se ne è accorto. Gente strana, i giornalisti. Ma sono, poi, giornalisti? E quelli che (sempre meno) leggiamo, sono davvero giornali? Cari colleghi, non venendo a Opera vi siete persi qualcosa; soprattutto di qualcosa di importante ci avete, non importa se per dolo o colpa, per calcolo, interesse, pigrizia, privato di qualcosa; e quel che è grave: non ne provate vergogna...

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