Direttore Valter Vecellio. 12 hours 17 min ago
Oreste Bornisacci

Piergiorgio e Mina Welby: due giganti

“Nove anni fa mio marito, Piero Welby, otteneva di poter morire senza soffrire e nel rispetto della Costituzione. Era il 20 dicembre 2006”. Con queste le parole Mina Welby ha iniziato il suo messaggio d’invito a partecipare alla commemorazione di Piergiorgio. Domenica 20 dicembre presso la sede del Partito radicale, in via di Torre Argentina 76 a Roma, è stato, così, ricordato Piergiorgio Welby e fatto il punto sulla strada percorsa da allora per veder riconosciuto il diritto di ogni cittadino all’autodeterminazione, al diritto di poter morire e sottrarsi ad una sofferenza senza fine, senza scopo.

La riunione è stata presieduta da Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, che ha introdotto i lavori e dato la parola a varie persone che hanno avuto un ruolo determinante nella storia di Piergiorgio o che, per altre vie, si sono interessate alla tematica dell’eutanasia.

È intervenuto per primo Mario Riccio, il medico che ha assistito Piergiorgio corrispondendo alle sue richieste di distacco della respirazione artificiale previa sedazione e la cui azione fu considerata dal Tribunale di Roma rispettosa della legge e dei diritti costituzionali del paziente, con conseguente proscioglimento dall’iniziale accusa di ‘omicidio di consenziente’.
A seguire Mina Welby ci ha commosso nel trasmetterci tutta la serenità dei suoi ricordi e tutta la sua determinazione nel proseguire sulla strada ancora da compiere verso la legalizzazione dell'eutanasia. Una donna che, ad un certo punto della sua vita, si è liberamente unita ad un uomo senza speranza sottoponendosi, anch’essa, ad un percorso di dolore. Una donna minuta, un gigante di energia!

Lorenzo D’Avack e Giuseppe Rossodivita si sono soffermati sull’aspetto giuridico dell’eutanasia; Marco Cappato ha ricordato la sua partecipazione a quei giorni. Infine Emma Bonino ha ricordato che ormai da due anni e mezzo è in attesa di calendarizzazione e discussione la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia, proposta che si rifà all’articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana laddove dice ‘Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana’.
E’ stato anche ricordato come la Chiesa abbia rifiutato i funerali di Piergiorgio, funerali che avrebbero dovuto svolgersi, guarda caso, in quella parrocchia recentemente assunta agli onori (si fa per dire) della cronaca per un funerale, per carità dovuto, ma che ha innescato un fiume di polemiche per le modalità con le quali si è svolto.

I lavori si sono conclusi con la proiezione del film-documentario “Love is All”. Piergiorgio Welby, Autoritratto” di Francesco Andreotti e Livia Giunti. Si tratta di un film, di circa un’ora, definito dagli autori ‘il viaggio di una vita per l’autodeterminazione’ e, difatti, percorre tutta la vita di Piergiorgio sin dalla sua fanciullezza, quando iniziarono a manifestarsi i primi sintomi della malattia, le prime limitazioni, le prime forzate rinunce, e fu redatta l’impietosa diagnosi. E’ un documento che ‘prende’ anche grazie alla voce narrante, calda, pastosa, partecipata di Emanuele Vezzoli che, ricordo, tre anni fa, come attore e regista, ha portato sulle scene il percorso di Piergiorgio interpretando “Ocean terminal” tratto dall’omonimo libro autobiografico costituito da un insieme di ‘episodi’ della vita di Piergiorgio, come li definì Francesco Lioce che ne curò la pubblicazione.

Nel film-documentario trova giusta collocazione la registrazione del messaggio che tutti noi abbiamo nel cuore e che Piergiorgio inviò al Presidente della Repubblica. Quella voce metallica e innaturale: “Caro Presidente, Le scrivo … questo mio grido che non è di disperazione ma carico di speranza umana e civile … io amo la vita … morire mi fa orrore …”.

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