Direttore Valter Vecellio. 15 ore 53 min fa
11-06-2013
Gianfranco Cercone
Jean-Luc Godard ha osservato una volta che, parlando di film “classici”, si usa l’espressione: un vecchio film; mentre, parlando di un quadro di Tiziano o di un romanzo di Dostojevskij, a nessuno verrebbe forse mai in mente di dire: un vecchio quadro o un vecchio romanzo. Ciò perché il film – più di qualunque altro tipo di opera d’arte, forse - ha il destino dei prodotti industriali, destinati a essere rimpiazzati da nuovi prodotti. (Sembra che però ormai anche il libro si sia incamminato su questa china).
 
Comunque, i “vecchi” film sono riproposti ormai di rado anche in televisione, quasi mai sui grandi schermi dei cinema, almeno in Italia.
07-06-2013
Alessandro Litta Modignani

“La grande bellezza”, il film di Paolo Sorrentino che ha rappresentato l’Italia a Cannes senza ricevere alcun premio, sta facendo sfracelli al botteghino. Quale miglior “premio” di un record di incassi? Quale migliore “giuria” del grande pubblico? Quando l’ho visto, all’Arcobaleno di Milano, al termine dello spettacolo è partito spontaneo un applauso, i commenti a voce alta della gente che defluiva erano estasiati ed entusiastici.

04-06-2013
Gianfranco Cercone

E’ uscito in Italia quasi clandestinamente, per merito di una nuova, piccola casa di distribuzione: Cineclub Internazionale. Eppure all’ultimo festival di Berlino aveva ottenuto il Premio del Pubblico. Si intitola “The parade – La sfilata”, lo ha diretto un regista serbo e racconta la storia – in parte immaginaria - del Gay Pride a Belgrado nel 2009 (anno in cui, stando alle cronache, la manifestazione non si tenne perché fu vietata dalle autorità).
Per raccontare un fatto drammatico (il Gay Pride, nel film, è il bersaglio della contestazione violentissima dei militanti neonazisti, lasciati fare dalla polizia) l’autore ha scelto, per gran parte del racconto, i toni della commedia. La storia si regge su una trovata paradossale.

03-06-2013
Oreste Bornisacci

Nel confezionare una nuova stagione teatrale occorre far quadrare diversi fattori e molteplici esigenze: la qualità di quanto verrà messo in scena, la rappresentazione di situazioni capaci di coinvolgere lo spettatore per la centralità od attualità dei temi trattati, il puro e semplice divertimento come strumento di evasione dalla quotidianità e dalle problematiche che questa comporta. Lavoro oggi particolarmente difficile tenuto conto della difficoltà dei nostri tempi, delle sempre più ridotte disponibilità finanziarie del settore e della diminuita capacità di spesa dell’utente.

28-05-2013
Gianfranco Cercone

Quando un film è tratto da un romanzo, specie se si tratta di un romanzo molto noto, è difficile sottrarsi alla tentazione di paragonarlo all’opera di partenza: i fatti e lo spirito del romanzo sono stati rispettati? I personaggi sono stati visualizzati come ce li immaginavamo al momento della lettura? Sono domande forse inevitabili, e certamente legittime; ma possono essere fuorvianti quando si tratta di dare un giudizio sul film.

Un film può essere bello anche se prende soltanto spunto dai fatti narrati dal romanzo, e ne contraddice o ne stravolge lo spirito: perché il film è un’opera autonoma e bisognerebbe chiedergli soltanto di essere coerente con se stesso, compiuto rispetto alle sue proprie intenzioni.

24-05-2013
Alessandro Litta Modignani

Lo scandalo “elettorale” del Monte dei Paschi di Siena, tornato di attualità con gli arresti dei giorni scorsi, ha catalizzato l’attenzione sull’attuale assetto del sistema bancario italiano. Molti hanno puntato l’indice contro la presenza pervasiva della politica nei consigli di amministrazione delle fondazioni; è stata ventilata persino l’ipotesi di un referendum abrogativo della legge istitutiva Amato-Carli n.218 del ’90. La situazione sta veramente nei termini descritti? Ma soprattutto: la cessione delle quote azionarie delle banche, da parte delle fondazioni, è una proposta effettivamente saggia e utile?

22-05-2013
Gianfranco Cercone

Un film può essere trascinante, può emozionarci profondamente, nonostante certi suoi difetti anche gravi. Per esempio, il film cileno di Pablo Larraìn “No – I giorni dell’arcobaleno” giunge in Italia in una copia digitale visivamente brutta – difficile stabilire se per difetto della copia o dell’originale: le luci sono a volte sovraesposte e accecano l’immagine, le ombre sono troppo scure e cancellano i profili dei volti. Pare che l’autore abbia tentato di ricostruire l’estetica delle immagini televisive cilene degli anni Ottanta. Ma le carenze visive a cui mi riferisco, mi sembrano tipiche piuttosto dell’era digitale. Per di più i personaggi, sono generici o convenzionali.

15-05-2013
Gianfranco Cercone

Ci sono storie di cui, magari sbagliando, ci sembra di riuscire a intuire l’origine. Per esempio, chi ha avuto in casa un malato molto grave che ha chiesto di morire – specie in un paese in cui l’eutanasia è illegale - può aver sognato che apparisse un’entità simile a quella di un angelo, che procurasse al congiunto una morte indolore e poi sparisse senza lasciare traccia di sé. Valeria Golino, nel suo primo film da regista - si intitola “Miele” ed è tratto da un romanzo di Mauro Covavich - ha voluto dare corpo a questo fantasma (inteso come: prodotto della fantasia).

09-05-2013
Oreste Bornisacci

Con “Mi chiedi di parlare, stavolta … ” Oriana Fallaci, rivolgendosi a Ferruccio de Bortoli, allora direttore del Corriere della Sera, inizia il suo lunghissimo articolo “La rabbia e l’orgoglio” e, sulle colonne del quotidiano, rompe il silenzio che si era imposta da anni per esprimere in forma dirompente tutto il suo pensiero a ridosso dell’attacco terroristico alle Twin Towers di New York dell’11 settembre 2001.

07-05-2013
Gianfranco Cercone

Per spiegare cosa fosse la suspense, uno specialista in materia come Alfred Hitchcock usava contrapporla alla sorpresa.

Per lo spettatore di un film, la sorpresa non dura che pochi istanti. Per esempio: un uomo scarta un pacco che ha l’apparenza di un regalo, e gli esplode tra le mani perché si tratta di una bomba.

06-05-2013
Oreste Bornisacci

Con il romanzo “Il fu Mattia Pascal” un Luigi Pirandello non ancora quarantenne tratta un tema che sarà una presenza quasi costante nella poetica del suo teatro, quello della dicotomia tra l’essere (noi stessi) e l’apparire (agli altri).

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